31 Marzo 2019 gestione

Questo weekend io e Simona Berton siamo stati ingaggiati per una unione civile a Roma.
È stata una cerimonia molto emozionante, in una location, la Sala Rossa del Campidoglio, in cui non avrei mai immaginato di poter scattare fotografie. In rispetto alla privacy dei due sposi che mi hanno chiesto riservatezza sul loro matrimonio, non vedrete molte fotografie di questo servizio, ma in questi giorni ho pubblicato molte immagini del mio breve soggiorno romano. D’altro canto io e Simona ci siamo resi perfettamente conto che il nostro servizio foto e video sull’unione di una coppia omosessuale ha scatenato più di una domanda in chi ci incrociava per le vie di Roma: “ci sono due sposi, dove saranno le spose?”, “qui c’è lo sposo… e qui c’è lo sposo”, “ma sono due uomini!” e così via in un tripudio di buone occasioni perse per stare zitti in un weekend in cui, tra l’altro, questa unione ci è sembrata la prova concreta di un sentimento che osa sfidare il bigottismo medioevale che silenziosamente aleggia. Le tre-quattro persone che hanno fatto gli auguri agli sposi ci hanno rincuorato e dato un certo sollievo.

Mancavo dalla capitale dal 2015, anno in cui la visitai nuovamente dopo più di dieci anni, in occasione di un concerto dei Pet Shop Boys, e osservandola con occhio romantico, ho trovato una città splendida, con le sue serate che si stendono davanti a te lungo le strade di Trastevere, nei ristoranti colmi di gente, nei loro sorrisi, nel chiacchierare incessante della folla, in alcuni suoi angoli che sembrano essere ancora com’erano nei film degli anni ‘60.
Ma Roma è anche uno specchio deformante che contraddice la dolce vita che ti aspetti dai suoi negozi nelle vie del centro. È la città delle chiese a perdita d’occhio, delle opere d’arte in ogni dove, anche dove non te le aspetti, e delle differenze tra chi la vive quotidianamente e chi, fermo al semaforo, mantiene lo sguardo alto verso la cupola di San Pietro per non vedere la povertà ai suoi piedi, quella che dalle eleganti terrazze romane sembra così piccola e inesistente che quasi possiamo far finta di nulla. Il vero dramma è che, ognuno a nostro modo, prima o poi facciamo tutti i conti con la nostra povertà, chi di tasca e chi d’animo: della prima ci riusciamo ad accorgere, della seconda no.

Alessandro Gimelli & the OVERPASS