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“the OVERPASS” è un progetto sognato per anni, rimasto in fase di stallo per lunghi periodi prima di essere ripreso, rielaborato, rivoltato, ripensato, riciclato, rigettato, rifiutato e infinerealizzato. A Brooklyn, uno dei cinque boroughs di New York City, c’è una piccola, af fascinante area recentemente bonificata e portata a nuova vita; il nome di questa zona è DUMBO, acronimodi “Down Under the Manhattan Bridge Overpass”. Si chiama così perché quest’area alle spalle della Watchtower, a due passi dall’uscita pedonale del Brooklyn Bridge, si trova proprio “sotto al cavalcavia del Manhattan Bridge”. In quei bassi palazzoni, stretti fra due dei ponti più celebri del mondo, hanno recentemente trovato spazio laboratori di artisti e fotografi, librerie, qualche straordinaria caffetteria, un parco e una promenade che offrono una splendida visuale sullo skyline di Manhattan. C’è anche un festival che si svolge a settembre, giustamente intitolato “Arts Under the Bridge”.

Ecco il motivo della scelta del nome “the OVERPASS” per il mio piccolo workshop: un omaggio ad una piccola parte di una zona che ho amato fin dalla prima occhiata, un’area magica fuori dalcaos della Fifth Avenue dove realmente si può passeggiare indisturbati, dove i bambini possono correre sui marciapiedi e dove si può gustare dell’ottima cioccolata seduti in un caffè dal sapore europeo.

Qualcuno dirà che “the OVERPASS” è un nome incomprensibile, che dopotutto i miei pochi metri quadrati di laboratorio non si trovano sotto ad un cavalcavia e che forse dovrei ridimensionarmi e rendermi conto che mi trovo a Loano e non a Londra, Parigi o New York. Al di la dell’omaggio a uno dei luoghi che amo di più, le parole “the OVERPASS” racchiudono tutto il senso del mio piccolo, folle progetto: la volontà di provare ad andare oltre, di passare sopra stereotipi e luoghi comuni che vogliono la Liguria terra morta in cui non c’è nulla. “the OVERPASS” prende vita proprio da questo assunto: se non c’è niente, allora c’è tutto da fare. L’importante è cominciare da qualche parte, mettendosi in gioco e facendosi beffe di chi non ci crede. “the OVERPASS” è l’esperimento di uno scienziato pazzo, qualcosa che potrebbe sfuggire al suo controllo producendo effetti devastanti e meravigliosi; “the OVERPASS” è una sorta di work in progress, un’esperienza in continuo divenire, uno spazio aperto a tutto e a tutti, spoglio e vuoto per poter essere riempito, una cornice dai contorni definiti pronta ad ospitare e contenere il caos. “the OVERPASS” è un luogo in cui incontrarsi per scambiare idee, far nascere progetti e realizzarli insieme; “the OVERPASS” è un luogo che non c’era e che adesso c’è, qualcosa che definireste insensato ma che per qualcuno può avere più
senso di molte altre cose.

“the OVERPASS” non è un negozio, ma un laboratorio artigiano che vuole promuovere le arti visive di chi non ha spazio; “the OVERPASS” è un luogo da cui passare anche solo per guardare, osservare, vedere, ascoltare.

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