7 Aprile 2019 gestione

In questi giorni ho avuto il piacere di fotografare per conto del CONI e della Federazione Italiana Bocce le tre giornate del campionato nazionale per atleti disabili.
Per diverse ore sono stato a contatto con atleti di tutta Italia che si sono sfidati sui campi del Bocciodromo di Loano; il primo giorno, come sempre, ci si osserva da lontano e si prendono le misure, ma dal secondo giorno tutto cambia.
Lentamente i ragazzi ti si avvicinano per poter vedere le foto, scambiano quattro parole con te, ti abbracciano quando vedono che gli hai dedicato qualche scatto e alcuni ti chiedono di potersi fare una fotografia con te per ricordo.
Improvvisamente realizzi che partecipare a eventi come questo ha un’utilità molto profonda: ristabilire le priorità nelle cose che riteniamo importanti. Quando un uomo ti chiede di fargli una foto e prima di scattare sposta il deambulatore che gli è indispensabile per camminare, mostra una dignità di fronte alla quale non si può fare altro che inchinarsi. Noi e le nostre manie di protagonismo con i nostri selfie ritoccati dovremmo imparare da questi ragazzi che salgono sul podio e durante le foto di rito sollevano davanti al viso l’attestato di partecipazione alla gara, vero simbolo di quello che hanno raggiunto attraverso i loro sforzi. Quello che sono lo mostrano attraverso i loro gesti e i risultati che hanno ottenuto, non attraverso il loro viso. Parlando con alcuni di loro si ha la certezza che siano pienamente consapevoli della loro disabilità, ma sorge altrettanto improvviso il dubbio che noi, che ci siamo autodefiniti “normali”, non siamo altrettanto consapevoli di essere abili soprattutto in una cosa: rompere il cazzo agli altri.

Sì, perché non siamo mai contenti di nulla: della nostra forma fisica, del nostro lavoro, dei nostri amici, spesso anche del nostro partner e riversiamo sugli altri badilate di merda per sentirci un po’ meno soli e imperfetti. Però, di fatto, rompiamo il cazzo al mondo intero.
Stamattina mentre salivo sulle gradinate per fare alcune foto panoramiche mi sono sentito fortunato a poterlo fare da solo, agevolmente e soprattutto senza un deambulatore. Di fronte a questo, alla fortuna di poter essere definito “abile” da chi di fatto non lo è, mi sento piccolo è ignobile a pensare che, accidenti, domani è lunedì e comincia una nuova settimana di lavoro.

Alessandro Gimelli & the OVERPASS